Periodico on-line “Il mondo in positivo”: Intervista a Michele Paulicelli autore e interprete di “Forza Venite Gente”, ospite della Comunità Parrocchiale San Giorgio Martire a Caccamo (PA). Michele Paulicelli ha guidato uno stage di dinamica teatrale, nei giorni 27-28-29 novembre 2015.

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Intervista a Michele Paulicelli autore e interprete di “Forza Venite Gente”, ospite della Comunità Parrocchiale San Giorgio Martire a Caccamo (PA).

Michele Paulicelli ha guidato uno stage di dinamica teatrale, nei giorni 27-28-29 novembre 2015, presso la Comunità Parrocchiale “S. Giorgio Martire”.

A conclusione dello stage, attori e cantanti, guidati magistralmente dal regista, hanno messo in scena, domenica 29 novembre in Chiesa Madre,  quasi per intero il  musical “Forza Venite Gente”. Lo Spettacolo è stato assolutamente splendido ed ha donato momenti di riflessione, di commozione e di grande gioia. Il musical propone

la vita di S. Francesco e dal 1981 ha avuto più di 2800 repliche in Italia e all’Estero.

Durante lo stage Paulicelli si è lasciato intervistare e lo ringraziamo di cuore per la sua pronta disponiblità.

 

Michele Paulicelli: musicista, autore, cantante, attore. Lei cosa può dire di se stesso? Chi è Michele Paulicelli?

– E’ difficile parlare di se stessi, è praticamente impossibile. Cerco di essere me stesso, nella mia semplicità, come i miei genitori mi hanno tirato su. Non mi sono mai sentito un virtuoso in nessun campo, in nessuna situazione. Sono un timido per natura. E’ proprio la timidezza che mi ha portato sul palcoscenico e nella musica. Si basa tutto sulla timidezza. Con questo piccolo difetto, per superarlo, ho avuto bisogno di qualcosa, diciamo, di artistico per esprimermi, avevo bisogno di poter comunicare. Il timido non riesce ad esprimersi perché è sopraffatto dall’ansia, ma comunque l’arte che può essere musica, poesia, pittura, riesce a crearti un posto, riconosciuto anche dagli altri. Quindi questo dono-difetto dipende dal punto di vista e mi ha dato la possibilità di trovare dei canoni di espressione che sono divenuti miei.

Quali sono le tappe più importanti della sua esperienza artistica?

–          Non so se definirle tappe, perché le considero una sorta di evoluzione. Ho cominciato inventando, costruendomi una chitarra, da solo, in campagna con un pezzo di legno e del fil di ferro. Una improbabile chitarra la definirei. Ma comunque lo considero un inizio. Amavo molto ascoltare le canzoni e cercare gli autori di questi meravigliosi testi e allora mi chiedevo: “come fanno a realizzarli?”. Io mi sentivo così lontano e impreparato. Spinto e motivato dall’improvvisare, dal mio progetto, ho iniziato a crescere pian piano. Ho anche frequentato la scuola di musica, di canto, recitazione, anche se molto poco in quanto la mia condizione economica e sociale non me lo permetteva. Per questo mi definisco un autodidatta. È stata la voglia di fare qualcosa di bello che mi ha fatto andare avanti. Non nego che la scuola è importante ma in un certo qual modo ti condiziona, ti inquadra, ti limita e per questo ho preferito fare da me anche se a volte ne sento la mancanza. Quindi sono orgoglioso di ciò che ho fatto e di ciò che sono anche se mi sarebbe piaciuto divenire un direttore d’orchestra, colui che sa tutto dell’armonia.

Secondo lei qual è il motivo di questo, ancora, attuale successo di “Forza Venite Gente”?

–          Non so, è stato San Francesco a darmi l’ispirazione. Poi ho anche trovato dei collaboratori fantastici, anch’essi coinvolti non solo dal mio semplice ed umile progetto ma anche da Francesco stesso. Tra l’altro non c’era niente, non c’erano soldi. E poi io avevo iniziato con un altro genere del tutto opposto, facendo parte del gruppo “Pandemonium”, quindi tutto merito di San Francesco e di tutti i miei collaboratori

Nel musical c’è una canzone a cui si sente particolarmente legato?

–          Si, Sorella Provvidenza. Nata prima in dialetto pugliese, parla di una vecchietta che si recava al mercato quando stava per chiudere. Le regalavano tutto ciò che rimaneva perché viveva in estrema povertà. Era una signora realmente esistita, e mi ha fatto molto tenerezza perché anche se viveva in condizioni di misera, aveva una capacità di amare immensa: teneva la foto di suo marito morto e del figlio lontano sul comodino. E quindi per questa sua capacità di amare con umiltà mi ha profondamente colpito e segnato. Poi è diventata Sorella Provvidenza, aggiustando anche il testo ma il concetto è rimasto invariato. È stata fra le prime del musical.

Ci sono dei momenti nella vita in cui ci sentiamo il bisogno di dire grazie a qualcuno. Lei, oggi, a chi vorrebbe dire <<Grazie!>>?

–          A San Francesco.

Ci può consegnare una parola di speranza per i giovani?

–          La speranza alla fine siamo noi stessi, come viviamo, l’interesse per la vita, l’amore per la vita e per le persone che ci circondano. Amare senza chiedere in cambio niente. Amare e basta, perché l’amore è questo. Non c’è un ritorno. Il ritorno lo dà solo Dio attraverso altri segni, quello che è il nostro benessere interiore e di produrre amore da dare agli altri.

Autori dell’ articolo:  Rosanna Carrubba e Rosaria Concialdi

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